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Il mio Grandosso sbanca il mercato.


Qualcuno dice che gli inventori - non quelli che lavorano in seno alle aziende: gli Archimede casalinghi - appartengono a due categorie: Quelli che fanno i soldi, e quelli che per tutta la vita restano dei sognatori, che architettano macchine bellissime, ma per qualche ragione non accolte dal mercato. Qualcuno si consola pensando che anche Leonardo non fu compreso a fondo, altri diventano tremendi rompiscatole, geni incompresi pronti a gridare allo scandalo quando vedono in vetrina un nuovo prodotto, che puntualmente loro avevano già inventato venti o trent'anni prima.
Franca Leo appartiene alla prima razza di creativi. Quelli che hanno successo, anche commerciale. Tra le sue invenzioni - ha raggiunto quota 45 brevetti internazionali - quella che ha avuto maggior fortuna è un osso per cani che ha battezzato “Grandosso”: “Ne vendo ogni anno 23 milioni di pezzi negli Usa, e altrettanti negli altri continenti, in particolare in Giappone”.
In tema di “prodotti per la masticazione dei cani, le mie aziende sono leader assoluti”. Naturalmente, agli ossi per Fido ha aggiunto torte e snack da sgranocchiare, e ad abundantiam ha inventato pure carote, ghiande o noci per roditori, o finti ossi di seppia per passerotti.
Oltre a questi ossi di vario colore e pezzatura, che hanno la caratteristica di risparmiare a Fido la detartrasi, la signora ha dalla sua invenzioni d'ogni sorta, alcune delle quali alquanto bizzarre. Una di quelle che l'hanno resa celebre negli Usa è un “trasportino” per cani, con maniglia e tracolla, che consente agli animali una ginnastica benefica. Ha messo a punto poi una linea di caramelle all'aglio per cani e gatti, e ha elaborato la “Dulcamara”, una pastiglia con le proprietà di questo ortaggio dedicata agli umani. Alla fine è arrivato pure “L'aglio che non puzza, con cui si può fare una meravigliosa Bagna Caoda, o uno spaghetto aglio e olio: garantisco tutte le virtù dell'aglio, ma mantenedo la bocca fresca”.
Il suo segreto è una doppia passione: quella per gli animali e quella per la chimica, coltivate entrambe per tutta la vita. Non s'è mai laureata, ma ha ricevuto lo scorso anno una laurea ad honorem a Roma. “Ho coltivato il pallino per la chimica in laboratori in cui andavo a pagamento, finchè non ho potuto costruirmene uno mio.”
Le sue prime invenzioni furono dedicate ai felini. Si trattò delle ciotole d'erba biodegradabili e di un baldacchino per gatti in oro zecchino, una sorta di cuccia di super lusso che andò forte, racconta lei, tra attori e attrici, che glielo richiesero da mezzo mondo.
E l'osso? “E' di amido di mais. L'ho inventato e brevettato partendo da un sacchetto che la Montedison aveva creato nel tentativo di diffondere sul mercato sacchetti biodegradabili". Di qui sono nate le aziende di cui è presidente, la Leofood e la Ciuffogatto, con uno stabilimento in via Pittara 44, “anche se i miei prodotti sono poi fabbricati in altre aziende: qui ci sono soprattutto i laboratori, in cui i prodotti vengono creati”. Ha 65 anni ed è un turbinio di progetti. Ha non una, ma cento idee, e prova a realizzarle anche oggi studiando e sudando in prima persona. L'ultimo studio su cui è impegnata riguarda il fumo. “Sto cercando di mettere a punto una sigaretta di vero tabacco, cui manchino però tutti gli elementi cancerogeni. Si tratta cioè di togliere i veleni, senza intaccare il gusto e l'aroma. Sono ormai a buon punto: vorrei vendere il brevetto alla Philip Morris. Ho già avuto alcuni contatti, sono molto interessati”. Chissà che un giorno le sigarette della signora Franca non siano in vendita in tutte le tabaccherie.

(Giovanna Favro)


Franca Leo, un vulcano di progetti.
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